Neanche il Milan è immune da attacchi e critiche. Dopo l’eliminazione dalla Supercoppa la dirigenza è chiamata a rispondere anche su altri fronti.
Il Milan vive una stagione che, più dei numeri, racconta una sensazione diffusa di sospensione. I risultati in Serie A stanno arrivando, spesso anche oltre le aspettative iniziali, ma l’impressione è che il club rossonero continui a camminare su un equilibrio fragile, figlio di un biennio precedente che ha lasciato scorie evidenti. Le scelte dirigenziali, il cambio frequente di rotta tecnica e una comunicazione mai del tutto lineare hanno alimentato interrogativi che non si sono dissolti nemmeno con il ritorno di una certa stabilità sul campo.
Dal punto di vista strettamente sportivo, il campionato racconta di una squadra competitiva, capace di restare agganciata alle zone alte e di offrire prestazioni solide contro avversari diretti (un po’ meno con le piccole). Tuttavia, le eliminazioni premature in Coppa Italia e Supercoppa Italiana hanno riaperto vecchie ferite, riaccendendo il dibattito su un progetto che fatica a trovare continuità anche quando i risultati sembrano dare ragione alle scelte tecniche. A pesare non sono solo le sconfitte, ma il modo in cui sono arrivate: partite in cui il Milan è apparso disconnesso, quasi privo di quella identità che storicamente ne ha definito il DNA.
Le polemiche non sono mancate. Alcune hanno riguardato il mercato, giudicato da una parte della tifoseria come incompleto o incoerente rispetto alle ambizioni dichiarate. Altre hanno investito direttamente la dirigenza, accusata di muoversi più per reazione che per visione a lungo termine. In questo contesto, la squadra ha comunque mostrato una capacità di resilienza che merita di essere sottolineata: in campionato il rendimento è superiore alle previsioni estive, segnale che, almeno sul campo, il gruppo sta cercando di rispondere con professionalità.
È proprio qui che il discorso sull’ambiente diventa centrale. Perché i risultati, da soli, non raccontano tutto. E chi quell’ambiente lo ha vissuto dall’interno, in un periodo delicatissimo, oggi può permettersi di dire la sua con cognizione di causa. Quel qualcuno è Sergio Conceicao, ex tecnico rossonero, che nei giorni scorsi è tornato a parlare del suo passato al Milan, offrendo una chiave di lettura che va oltre la semplice analisi tattica.
Milan, Conceicao non le manda a dire: “La dirigenza non mi ha supportato”
Arrivato in corsa nella seconda parte della scorsa stagione, Conceicao ha avuto un impatto immediato e clamoroso, cominciando subito con la vittoria della Supercoppa Italiana. Un successo che, per tempi e modalità, sembrava l’inizio di una svolta definitiva. Eppure, col passare dei mesi, quella spinta iniziale si è scontrata con una realtà più complessa. Il Milan ha alternato prestazioni convincenti a passaggi a vuoto, fino a chiudere la stagione all’ottavo posto senza raggiungere gli obiettivi principali, nonostante una finale di Coppa Italia e alcune vittorie di prestigio.
Oggi Conceicao, che allena l’Al-Ittihad, parla senza rancore ma con estrema chiarezza. L’ambiente non era buono – ha spiegato, sottolineando come attorno alla squadra si respirasse un clima di instabilità che rendeva difficile lavorare con serenità. Un passaggio chiave riguarda il rapporto con la dirigenza – non mi ha supportato – ha detto, raccontando come già dopo la vittoria della Supercoppa circolassero voci su altri allenatori mentre lui era concentrato esclusivamente sul campo.

C’è però un distinguo netto che l’ex tecnico rossonero ha voluto ribadire con forza: “I giocatori non mi hanno mai tradito, erano con me”. Una presa di posizione significativa, soprattutto alla luce delle critiche che in quel periodo avevano investito alcuni elementi della rosa. Conceicao ha difeso pubblicamente i suoi calciatori, anche nei momenti più delicati, rivendicando un rapporto basato su rigore, esigenza e rispetto reciproco. Le sue parole, lette oggi, suonano come un’eco che continua a risuonare a Milanello. Perché se il Milan sta trovando risposte sul campo, resta aperta la questione più profonda: quella di un ambiente che deve ritrovare compattezza, chiarezza e una visione condivisa.