Alexandre Pato è stato uno dei simboli del Milan del passato e in molti si chiedono cosa stia facendo ora. Le sue parole chiariscono tutto.
Quando Alexandre Pato arrivò al Milan era poco più che un ragazzo, ma bastarono pochi mesi per capire che il club aveva messo le mani su qualcosa di speciale. Prelevato dall’Internacional nel 2007, il brasiliano debuttò in Serie A a 18 anni e lo fece con la naturalezza dei predestinati: velocità, tecnica, freddezza sotto porta. Il suo nome iniziò subito a circolare come quello di uno dei migliori giovani d’Europa, capace di unire esplosività e istinto offensivo in un calcio che allora stava cambiando pelle.
Nei primi anni in rossonero, Pato fu uno dei volti simbolo della transizione del Milan post Shevchenko. Segnava con continuità, decideva le partite importanti e dava l’impressione di poter diventare il punto fermo dell’attacco per un decennio.
A San Siro il pubblico lo adottò rapidamente, affascinato da quel modo leggero e istintivo di stare in campo. Tra il 2008 e il 2011, nonostante una concorrenza feroce, il brasiliano rimase uno degli attaccanti più incisivi della Serie A. La sua parabola, però, fu segnata dagli infortuni. I problemi muscolari ne limitarono la continuità proprio nel momento in cui avrebbe dovuto compiere il definitivo salto di qualità. Eppure, anche negli anni più complicati, Pato restò un riferimento emotivo per il popolo rossonero, anche per ciò che rappresentava fuori dal campo. La relazione con Barbara Berlusconi lo trasformò in una figura centrale del racconto mediatico milanese di quegli anni, simbolo di un’epoca ormai lontana ma ancora viva nella memoria dei tifosi.
“Non gioco da due anni, ma mi alleno”: Pato e il desiderio di tornare
Oggi Alexandre Pato ha 35 anni e non gioca una partita ufficiale dal settembre 2023. Non si è ritirato, però, e ci tiene a sottolinearlo. Continuo ad allenarmi da solo – ha spiegato, ribadendo di sentirsi ancora pronto per una sfida che, per lui, avrebbe un significato profondamente simbolico. Non una squadra qualunque, ma il Milan: “Mi manca San Siro, mi manca il Milan. Darei tutto per indossare ancora quella maglia: mi basterebbero sei mesi”. Non è una richiesta contrattuale, ma una dichiarazione d’amore. Pato parla di chiudere un cerchio, di restituire qualcosa a un club che lo ha lanciato nel calcio europeo quando era appena maggiorenne. Ho fatto tante esperienze nella mia carriera, alcune belle, altre deludenti. Ho gioito, ho sofferto, ho imparato. Sono cresciuto come uomo – racconta, spiegando come oggi guardi il calcio con una maturità diversa rispetto al passato.

Nel suo racconto c’è spazio anche per il passato personale. Il legame con Barbara Berlusconi appartiene a un’altra vita: “Non la sento da tanto tempo, ma ho un bellissimo ricordo della nostra storia”. Parole pacate, senza nostalgia esibita, che restituiscono l’immagine di un uomo in pace con ciò che è stato. La sua disponibilità a tornare per soli sei mesi non è una promessa di miracoli, ma una proposta romantica in un calcio sempre più cinico. Alexandre Pato non chiede un ruolo da protagonista assoluto, ma la possibilità di salutare il pubblico che lo ha amato nel luogo in cui tutto è cominciato. Che accada o meno, il messaggio è chiaro: il Milan, per lui, non è mai stato solo una squadra.