Per Massimiliano Allegri il tempo dell’attesa è finito. La Supercoppa Italiana disputata a Riad ha lasciato al Milan più interrogativi che risposte, soprattutto sul piano offensivo. La semifinale contro il Napoli ha restituito l’immagine di una squadra capace di reggere l’urto per lunghi tratti, ma ancora priva di un riferimento stabile negli ultimi trenta metri. Al netto del risultato, ciò che ha colpito è stata la difficoltà cronica nel trasformare il possesso in occasioni pulite, nel dare continuità alla manovra e nel capitalizzare i momenti favorevoli della gara. Il Milan ha mostrato organizzazione, ma è mancata la figura in grado di cambiare il volto della partita con una giocata, una presenza, una lettura da grande attaccante. Allegri lo sa bene: nella fase decisiva della stagione non bastano equilibrio e compattezza, serve anche qualcuno che sposti gli equilibri.
La corsa allo scudetto, con margini sempre più ridotti, non consente ulteriori passaggi a vuoto. Ecco perché, anche negli ambienti dirigenziali, si è fatta strada la consapevolezza che l’organico presenti una lacuna strutturale proprio lì dove si decidono le partite. Il mercato invernale, per definizione, offre poche certezze e molte illusioni. Ma Igli Tare è chiamato a muoversi con lucidità, valutando non solo l’impatto tecnico, ma anche quello mentale e simbolico di un eventuale innesto. L’indicazione che arriva dalla panchina è chiara: serve un profilo pronto, di caratura internazionale, capace di alzare il livello immediatamente. Non un investimento prospettico, ma una soluzione che parli il linguaggio dell’esperienza.
Lewandowski, il sogno possibile che accende il dibattito rossonero
In questo contesto, il nome che ha iniziato a circolare con sempre maggiore insistenza è quello di Robert Lewandowski. Un profilo che non ha bisogno di presentazioni e che, anche a 36 anni, continua a garantire numeri e affidabilità ai massimi livelli. Al Barcellona, il centravanti polacco resta un riferimento tecnico e carismatico, ma la sua situazione contrattuale e soprattutto il peso dell’ingaggio hanno aperto scenari che fino a pochi mesi fa sembravano impensabili. Il Milan ha ascoltato, valutato, riflettuto. Non c’è stata una trattativa formale, ma il gradimento per il profilo è reale. Allegri vedrebbe in Lewandowski il terminale offensivo ideale per dare sostanza a una squadra che costruisce ma fatica a chiudere. Un leader silenzioso, abituato alla pressione, capace di trasformare anche mezze occasioni in gol. Non sarebbe solo un rinforzo tecnico, ma un messaggio forte al campionato.

Il vero nodo resta economico. Lewandowski, pur potenzialmente libero nei prossimi mesi, percepisce uno stipendio fuori scala per i parametri rossoneri. Inserirlo nel monte ingaggi attuale significherebbe stravolgere equilibri costruiti con attenzione negli ultimi anni. È su questo punto che la dirigenza frena, consapevole che il rischio non è tecnico ma strutturale. Perché il polacco, a differenza di altre suggestioni, non sarebbe una scommessa: sarebbe una certezza. C’è anche un aspetto simbolico che pesa. Portare Lewandowski a Milano significherebbe restituire al Milan una centralità internazionale immediata, riaccendendo entusiasmo e ambizione. Ma il club non intende tradire la propria linea di sostenibilità. Per questo, oggi, l’operazione resta sospesa tra fascinazione e realismo. Un’idea che aleggia, accende il dibattito, ma che potrà diventare concreta solo se le condizioni economiche cambieranno radicalmente.